Il Museo ha avuto varie sedi nel corso degli anni ed oggi ha trovato il luogo definitivo di collocazione in un antico stabile, una volta convento. Dopo molti anni ritorna lì dove gli oggetti erano stati esposti nel 1976. Si tratta di un edificio, che si sviluppa su due piani, ancora da completare sia negli allestimenti sia nelle opere murarie, dove è prevista l’individuazione di sezioni museali e la presenza del laboratorio didattico e produttivo della cereria. Le sette sezioni museali identificano altrettanti temi: agricoltura, lavori boschivi e produzione del carbone, pastorizia e casearia, artigianato (fabbro ferraio, falegname, cereria), manufatti ed utensili dell’ambiente domestico con arredi e fonti di illuminazione, lavorazione delle fibre, indumenti e manufatti tessili.
L’esposizione si baserà, come già in parte è visibile, su un’omogenea forma di presentazione che privilegia la rappresentazione decontestualizzata degli oggetti conservati, privilegiandone una visione che ne pone in giusto risalto le qualità estetiche. Ma nelle sale sarà possibile approfondire ciascun tema trattato leggendo i cataloghi, i pannelli didattici, oppure guardando i prodotti multimediali disponibili.
Nella sala dell’agricoltura saranno esposti gli utensili ed i manufatti connessi con alcune colture locali quali quella del grano e dei cereali in generale, dell’ulivo, della vite; le unità di misura utilizzate per il commercio dei cereali, i recipienti per la conservazione, il consumo ed il trasporto del vino e dell’olio, i mezzi di trasporto e gli accessori relativi. In generale si tratta di manufatti costruiti in zona o comunque nel Cilento, ovvero acquistati in occasione di fiere locali. Emerge immediatamente la scarsa specificità degli utensili in relazione alle diverse colture e questo testimonia, comunque, di un’economia legata alla sussistenza ed allo sfruttamento non estensivo del territorio. Tranne, infatti, poche porzioni di terreno pianeggiante, presente nel fondo valle, l’agricoltura era praticata soprattutto su aree collinari terrazzate con la costruzione di muretti a secco in pietra.

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Interno del museo: esposizione di foto d'epoca

Ancora oggi sono visibili i resti di queste costruzioni che servivano a contenere la terra per creare un valido substrato alla coltivazione. Il lavoro dell’uomo, anche in questo caso, ha plasmato il territorio rendendo possibile l’agricoltura e creando una fonte differenziata di proventi economici un tempo fortemente derivanti dalla pastorizia e dallo sfruttamento del bosco. L’allevamento del bestiame, oltre a quello da cortile, usato, ancora oggi, per gli usi familiari o, fino agli anni ’50, quale merce di scambio per l’acquisizione di altri prodotti, era caratterizzato soprattutto dall’allevamento degli ovini ed in particolare delle capre, vista la natura dei suoli e la copertura vegetazionale.
La produzione di ortaggi era, ed è ancora oggi, praticata insieme a quella dell’ulivo. Oggi la coltura dell’ulivo ha trovato nuovo impulso in considerazione anche dell’alto pregio delle specie autoctone e permane, nelle fasi lavorative, una stretta continuità con il passato. I torchi oleari in legno sono stati sostituiti da macchine moderne, la raccolta non è più praticata a terra, per aumentare le qualità organolettiche dell’olio, ma la coltivazione della pianta e le diverse fasi produttive rimangono fedeli alle modalità praticate da moltissimi anni su questo territorio. Possiamo quindi parlare di una ‘cultura’ legata alla produzione olearia che dà radici e fondamento allo sforzo produttivo attuale di grande pregio.
Coltivati erano anche i fichi, anch’essi merce di scambio, ed anche fonte di reddito per molte famiglie contadine. Tra le tante specifiche colture il Museo testimonia, attraverso numerosi oggetti, della coltivazione delle piante adatte alla produzione di fibre tessili quali la canapa ed il lino. Si tratta di colture praticate in modo continuativo sul territorio che fornivano la materia prima per i tessuti filati e lavorati in loco, fino ai primi anni ’50. Le collezioni etnografiche conservano due interessanti telai tradizionali di uso domestico e gli utensili per la trasformazione delle piante di canapa e lino in fibre tessili. Anche la seta, lavorata altrove, era prodotta localmente attraverso l’allevamento del baco come è testimoniato dalla presenza, ancora oggi, dell’albero del gelso, cibo dei bruchi.

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Bastoni
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Arcolaio (vinnolo)

Come in tante, piccole comunità erano presenti tutti gli artigiani necessari alla realizzazione sia degli utensili da lavoro, sia dei manufatti per la casa. Sono, infatti, conservati gli utensili del fabbro: la forgia, le diverse pinze per la lavorazione dei metalli e per la modellatura sull’incudine; del falegname: le pialle interessanti per i diversi profili del piano (la parte della pialla dove sporge il taglio dello scalpello), le seghe a telaio, strumenti estremamente versatili ormai quasi spariti dai laboratori dei falegnami, ed anche una particolarissima macchina utensile autoprodotta da un artigiano locale. Si tratta di una sega verticale a nastro, costruita con parti di macchine utensili di origine industriale e parti assemblate con legni locali.
Particolarmente interessanti sono tutti gli utensili relativi alla produzione di candele ed ex voto in cera. Si tratta della cereria di Morigerati in attività fino agli anni ’40, oggi riproposta con la realizzazione di un laboratorio didattico dove si produrranno soprattutto oggetti ornamentali. Dell’antico opificio si espongono gli utensili per la lavorazione dalla cera d’api, per la produzione delle candele e gli stampi per realizzare, su commissione, parti anatomiche in cera. Gli stampi della cereria sono i pezzi di pregio della sezione dedicata all’artigianato poiché trovano rari riscontri nelle collezioni etnografiche italiane.
Molti sono gli oggetti relativi all’ambiente domestico e legati alle attività quotidiane. Ricca è la collezione di contenitori per la cottura e la conservazione degli alimenti, in ceramica e terracotta. Piatti, orci, brocche, anfore, fiasche, tegami, pignatte, solamente invetriate o decorate a motivi floreali sono di produzione cilentana e campana.
Centinaia sono i manufatti prodotti localmente in lino e canapa, ed altri, realizzati con tessuti di maggior pregio acquistati altrove.

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Telaio
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Telaio: intreccio fra l'ordito e la trama

La sezione dedicata all’abbigliamento è costituita quasi esclusivamente da indumenti femminili per lo più di uso quotidiano e, in alcuni casi, per usi cerimoniali. Anche negli indumenti più semplici vi sono comunque piccoli elementi ornamentali realizzati a ricamo che ci informano sulla provenienza dei manufatti, facenti parte del corredo dotale. Tra gli abiti cerimoniali sono di particolare pregio i costumi nuziali con stoffe in seta damascata ed applicazioni in merletto, ed alcune parti di costume tradizionale ricco di ricami ed inserti lavorati all’uncinetto.
Questa la sommaria descrizione di una parte delle vaste collezioni etnografiche del Museo di Morigerati dove ogni sezione sarà suddivisa in comparti tematici specifici, distinguibili attraverso le indicazioni suggerite dalle guide all’esposizione e dai percorsi didattici. Gli oggetti e le documentazioni correlate ( testi, fotografie e filmati) illustreranno i differenti cicli produttivi e le attività e gli usi domestici con una prevalente impostazione didattica, cercando di individuare gli elementi temporali cui gli oggetti fanno riferimento, le condizioni socio-economiche del territorio, e le necessarie correlazioni con la storia sociale dell’Italia meridionale. Saranno esposti circa 1500 oggetti con un deposito di oltre 2000 che saranno visibili in occasione di mostre tematiche temporanee. La definitiva collocazione degli oggetti sarà anche l’occasione per una sistemazione delle collezioni etnografiche che necessitano di continui interventi di restauro e ripulitura per impedire, o per lo meno attenuare, gli effetti degli agenti patogeni che aggrediscono le materie di cui sono composti i manufatti conservati. Il lavoro del Museo è, infatti, quotidiano e riguarda tutte quelle operazioni che, solitamente, non sono visibili al visitatore. Si tratta di attività spesso a carattere specialistico che sono attuate in modo continuativo quali: la catalogazione degli oggetti, la ricerca per le nuove acquisizioni, la documentazione e la raccolta di informazioni sugli oggetti conservati ed i contesti socio-culturali, il restauro e la pulitura, l’inventariazione e l’aggiornamento dei cataloghi, la redazione dei documenti didattici, la produzione di documentazioni da proporre ai visitatori, la strutturazione e la conservazione degli archivi documentari.

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Lame per zappe
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Recipienti

Ciò che i visitatori vedono è il risultato del lavoro svolto durante tutto l’anno e costituirà una delle componenti della didattica museale anche lo ‘svelamento’ di tutte queste fasi. Il Museo, infatti, non si pone solamente quale luogo di esposizione acritica degli oggetti raccolti e conservati ma intende guidare i visitatori in un percorso di conoscenza delle componenti culturali e sociali del territorio con specifici riferimenti storici e confronti con la realtà attuale.
Ognuno potrà fruire degli oggetti come preferisce apprezzandone gli elementi estetici, formali, l’ingegnosità nelle caratteristiche costruttive, rintracciarne il ricordo nella propria memoria o scoprire mondi mai ‘visitati’.
Ma oltre a questo approccio, assolutamente personale e certamente non secondario nella fruizione dei beni culturali, è nei nostri propositi la volontà di far conoscere il territorio dove sorge il Museo e le sue tante connessioni nel tempo e nello spazio. Non dobbiamo infatti dimenticare che se riuscissimo a rendere evidenti le tante connessioni di questo piccolo comune apparentemente e geograficamente isolato, scopriremmo che il ‘popolo’ di Morigerati si è diffuso un po’ ovunque nel mondo. Le esperienze dell’emigrazione temporanea o definitiva, le guerre, la ricerca del lavoro, gli studi successivi alla scuola dell’obbligo, hanno spinto giovani e meno giovani nelle immediate vicinanze del comune di origine o a migliaia di chilometri di distanza, addirittura in altri continenti. Ed anche questa è la gente di Morigerati. Oggi vive in altri comuni d’Italia, in altre nazioni europee e nelle americhe del nord e del sud; ha portato con sé la memoria delle componenti culturali delle origini, si è confrontato con nuove realtà di cui spesso ne ha assimilato la lingua e gli usi quotidiani, riservandosi di far continuare a vivere quelle componenti che ancora oggi sono a fondamento della strutturazione di una propria identità, personale e collettiva.

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Sella
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Sella: particolare del fregio

Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi, qui sinteticamente delineati, il Museo e coloro che vi lavorano o vi lavoreranno, ha la necessità di confrontarsi con le altre istituzioni a carattere locale e nazionale, ma anche fuori dai confini geografici Italiani, per fruire delle esperienze maturate altrove che risultino essere congeniali allo scopo di questa istituzione. Occorre anche che sul territorio si creino vere e proprie ‘reti infrastrutturali’ dedicate alla cultura ed ai beni culturali. Solamente un Museo non può fare fronte alle necessità della ricerca e della documentazione degli operatori specializzati ma anche di coloro che avranno intenzione di approfondire le tematiche con cui verranno in contatto visitando l’esposizione. Si tratterà di creare un archivio multimediale fruibile, una biblioteca a carattere multidisciplinare, specializzata sul territorio. In questo senso il Museo, seppur modestamente, ha già operato, per esempio, con la pubblicazione di una parte dei documenti d’archivio relativi all’uso delle erbe medicinali nella farmacopea popolare. È in progetto, inoltre, una pubblicazione, a carattere didattico, in cui una selezione tra le categorie di oggetti presenti in museo sarà posta in relazione con le trasformazioni che l’uomo ha operato sull’ambiente biologico circostante. Oggi noi, sul territorio di Morigerati, abbiamo ancora l’opportunità di visitare dei luoghi di altissimo valore naturalistico eppure anch’essi quotidianamente modificati dalle attività dell’uomo. Del resto le nostre aree protette, compresi i parchi nazionali, sono fortemente caratterizzati, almeno in Italia, dalla presenza dell’uomo e questa presenza, sia nell’attualità sia nelle epoche passate, va svelata. Gli oggetti del Museo etnografico ci aiutano a ricostruire, tra l’altro, le vicende di questa fortissima interazione tra uomo e ambiente, e questa istituzione è stata tra le prime a sviluppare un discorso pluridisciplinare ancor prima della nascita del Parco nazionale del Cilento.
In questo quadro concettuale intendiamo operare, evitando la desolante visione, molto diffusa nei nostri musei, di polverose vetrine, di ormai inutili oggetti abbandonati, di disadorni locali espositivi, per invitare alla riflessione ed anche al godimento di una realtà sociale e culturale che ha operato, negli anni, per un proprio profondo mutamento ed oggi si dispone a ‘raccontare di sé’.

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Esposizione di utensili a testimonianza della
civiltà rurale
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Abito finemente lavorato
nei toni di verde
 
 
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