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La Cereria

A metà del XIX secolo in Morigerati nasceva la lavorazione della cera ad opera di Nicola Prota che aveva appreso il mestiere di ceraiuolo a Messina dove aveva vissuto qualche tempo.

La lavorazione si protrasse fino al 1944 anno in cui mori Attilio Prota, l'ultimo membro della famiglia che si dedicò a questa attività.

La cereria produceva soprattutto candele e “voti”, vale a dire oggetti a forma di parti anatomiche che venivano portati, per devozione, nei santuari (figura a lato: stampo a forma di polmoni).

Le candele erano portate in chiesa ed accese dinanzi all'altare oppure usate, nei diversi formati, per la costruzione delle “cente votive”. Si tratta di grandi e pesanti oggetti costituiti da una struttura di supporto in legno con base circolare, quadrata ed ellissoidale. Su questa base, a più livelli, si fissavano le candele in modo da formare le pareti della centa. Rivestite di nastri colorati e di immaginette sacre erano portate sul capo dei devoti, in processione, e poi depositate all'interno del santuario. Grandi ceri erano anche donati, nelle chiese, a Pasqua ma anche alla nascita di un bambino ed in questo caso il peso del cero era eguale a quello del neonato.

Di particolare interesse sono i “voti” a forma di parti anatomiche.

Sono forme in gesso a due o più parti, definite valve, che erano preventivamente immerse nell'acqua per un giorno.

La cera calda era colata all'interno dello stampo attraverso un foro e quindi gli stampi erano immersi ripetutamente nell'acqua e poi posti ad asciugare. Gli oggetti così ottenuti erano decorati con applicazioni in cera e colorati.

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